Smart Work: bilancio della prima settimana

Emiliano Rinaldi Informazione

Il mio nuovo ufficio...

Ebbene si, la prima settimana di lavoro in modalità “agile”, come viene definita dai Decreti appena emanati, si è appena conclusa. Tiriamo dunque le somme e facciamo un primo bilancio di questa nuova frontiera del lavoro con la quale conviveremo ancora per qualche tempo.

Spostare il lavoro a casa è stato abbastanza semplice e veloce. Avvantaggiati dall’aver da sempre impostato il lavoro con metodi informatici di avanguardia, è stato sufficiente andare a prendere i PC e portarseli a casa per spostare completamente l’azienda. L’utilizzo di sistemi cloud per l’archiviazione, agende condivise e un grande spirito di squadra hanno fatto il resto.  

Nonostante ciò abbiamo avuto la necessità di introdurre nuovi strumenti informatici per i compiti che non potevamo più svolgere di persona. Aiutati anche da una settimana movimentata, non per la quantità di lavoro quanto per le problematiche emerse, abbiamo dovuto trovare nuovi sistemi per confrontarci. Riunioni effettuate sui “social”, collegamenti in desktop remoto, telefonate continue hanno compensato con successo la mancanza di contatto umano. Ecco, la parte più interessante di questo "esperimento sociale" credo sia stata quella di far capire l'importanza delle nuove frontiere tecnologiche. Sicuramente coglieremo l'occasione per investire ancora di più nelle risorse informatiche e multimediali, per potenziare il tipo di infrastrutture che, in un futuro non remoto, faranno la differenza.

Ho avuto inoltre occasione di sperimentare di persona la docenza in videoconferenza, anche questa potenziale nuova frontiera del lavoro. Che dire, per chi è della "vecchia scuola" come me fa uno strano effetto parlare davanti a un PC con persone collegate da 3 luoghi diversi, indubbiamente le potenzialità di queste tecnologie sono rilevanti e la sfida dei prossimi anni sarà quella di sfruttarle al meglio. La gestione del corso è stata abbastanza faticosa e richiede più concentrazione rispetto a quelli fatti di persona, questione di abituarsi? Per ora, preferisco sempre la cara vecchia formazione “faccia a faccia”, in futuro si vedrà.

In definitiva, è una modalità di lavoro soddisfacente? Diciamo che si può fare, o meglio, facciamo di necessità virtù, in questo periodo storico, oggi più che mai, chi si ferma è perduto, e l’unico modo per non fermarsi è questo. Può essere il futuro? Non lo so, non credo, per lo meno non il mio.  

E poi, mi manca il mio vero ufficio…